Come funzionano i calcoli

Undici spiegazioni brevi, senza giri di parole. Ognuna spiega da dove viene un numero che il calcolatore ti mostra: se un risultato ti sembra strano, la risposta è quasi sempre qui.

Lavoro dipendente

Perché lo stipendio netto non si calcola «lordo meno tasse»

Tra il lordo e il netto ci sono cinque passaggi, in un ordine preciso che cambia il risultato:

  • Contributi INPS: il 9,19% del lordo (10,19% sulla parte oltre 56.224 €). Si pagano prima delle tasse e sono deducibili.
  • Quota esente del cuneo fiscale: per redditi fino a 20.000 € una parte del reddito non entra proprio nell'imponibile — il 7,1% fino a 8.500 €, il 5,3% fino a 15.000 €, il 4,8% oltre. Non è un bonus che si aggiunge: è reddito che non viene tassato.
  • IRPEF lorda: 23% fino a 28.000 €, 33% fino a 50.000 €, 43% oltre (aliquote 2026, dopo la legge di Bilancio che ha ridotto il secondo scaglione dal 35% al 33%).
  • Detrazioni: 1.955 € fino a 15.000 € di reddito, poi decrescenti secondo le formule dell'art. 13 TUIR, fino ad azzerarsi a 50.000 €. Tra 25.000 e 35.000 € si aggiungono 65 €.
  • Addizionali regionali e comunali: si pagano sull'imponibile e nessuno se ne ricorda mai.

Il risultato è che l'aliquota che percepisci non è quella che paghi: con 30.000 € di RAL il prelievo complessivo effettivo sta intorno al 22%, non al 33%. E c'è un dettaglio che sorprende molti: l'aliquota marginale non è sempre crescente. Attorno ai 35.000 € e ai 40.000 € di reddito, appena si esauriscono la maggiorazione dei 65 € e l'ulteriore detrazione del cuneo, la curva fa dei gradini. Non è un errore: è la legge.

Fine rapporto

Il TFR: perché il netto della buonuscita sorprende sempre

Il TFR non è un regalo del datore di lavoro: è una parte della tua retribuzione messa da parte. Ogni anno si accantona circa una mensilità (RAL diviso 13,5, meno il contributo dello 0,50%), e il fondo accumulato si rivaluta con una formula fissa: 1,5% più il 75% dell'inflazione ISTAT.

Alla fine del rapporto, sul TFR succedono due cose diverse che quasi tutti confondono:

  • La rivalutazione è già tassata ogni anno con un'imposta sostitutiva del 17%. Quei soldi sono già netti.
  • Le quote accantonate, invece, vengono tassate alla liquidazione con la tassazione separata: non si sommano ai tuoi altri redditi, ma si calcola un'aliquota media su un "reddito di riferimento" (il TFR diviso gli anni, moltiplicato per 12).

È per questo che chi ha lavorato 8 anni con 30.000 € di RAL non paga il 33% sulla buonuscita, ma circa il 23% sulle sole quote accantonate: la trattenuta complessiva sul totale incassato scende intorno al 21%. Ed è anche per questo che non si tassa mai la stessa cosa due volte, un errore in cui cadono quasi tutti i calcolatori che si trovano online.

Un'alternativa da conoscere: se il TFR va in un fondo pensione, la tassazione finale è del 15% (9% dopo 35 anni di adesione), e in più il fondo riceve il contributo del datore di lavoro se aderisci. È spesso la scelta migliore — ma non sempre, e dipende dall'orizzonte temporale.

Previdenza

Perché restare al lavoro un anno in più aumenta la pensione due volte

Nel sistema contributivo la pensione annua è montante × coefficiente di trasformazione. Sembra aritmetica noiosa, ma spiega una cosa che sorprende tutti: un anno in più di lavoro vale molto più di un anno di contributi.

I valori qui sotto sono quelli in vigore nel biennio 2025-2026 (decreto direttoriale del 20 novembre 2024). Il decreto del 16 ottobre 2026 ha già fissato quelli del biennio 2027-2028, più bassi: puoi confrontarli scegliendo l'anno di decorrenza nel calcolatore.

  • Il montante cresce: versi un altro anno di contributi (33% dello stipendio per i dipendenti) e il capitale già accumulato si rivaluta.
  • Il coefficiente cresce anche lui: a 67 anni è il 5,608%, a 68 il 5,808%, a 71 il 6,510%. L'INPS ti dà di più perché statisticamente ti pagherà per meno anni.

I due effetti si sommano. Per questo passare da 67 a 68 anni alza l'assegno di circa il 4%, e da 62 a 67 anni la differenza supera il 16% a parità di contributi versati.

Attenzione a due cose. La prima: i coefficienti peggiorano nel tempo. Dal 2027, a 67 anni, scendono dal 5,608% al 5,514%, perché l'aspettativa di vita si allunga. Chi va in pensione fra dieci anni avrà coefficienti diversi da quelli di oggi. La seconda: questa è una stima del futuro, e l'errore più grande non è nel calcolo ma nei dati di partenza — il tuo montante vero è nell'estratto conto contributivo INPS, e vale la pena scaricarlo una volta nella vita.

Disoccupazione

La NASpI cala mentre la prendi: il décalage

L'importo iniziale della NASpI non dura uguale fino alla fine. Dal sesto mese (dall'ottavo se hai almeno 55 anni alla data della domanda) ogni mensilità è inferiore del 3% rispetto alla precedente, e le riduzioni si accumulano: al secondo mese di décalage sei al −5,91%, al terzo al −8,73%, e così via.

La durata è metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni, con un tetto di 104 settimane (24 mesi): chi ha due anni pieni di lavoro prende circa 12 mesi di NASpI.

Due cose che fanno perdere soldi veri: la domanda va presentata entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto, e non è automatica. Inoltre la NASpI è reddito assimilato al lavoro dipendente, quindi viene tassata con IRPEF e detrazioni ma non beneficia del cuneo fiscale: molti calcolatori online lo dimenticano.

Famiglia

Quanto costa un figlio: la cifra che conta non è quella dei titoli

Le stime nazionali (Federconsumatori, Moige, Banca d'Italia) oscillano tra 118.000 e oltre 175.000 € da 0 a 18 anni. È un intervallo talmente ampio che non aiuta nessuno: dipende dal reddito, dalla città, dal nido pubblico o privato.

Il dato più concreto è quello di Banca d'Italia: circa 640 € al mese per figlio, con forti differenze territoriali (714 € al Nord, 707 al Centro, 512 al Sud) e per fascia di reddito (da 198 a 688 € al mese).

Le due variabili che spostano davvero il conto sono queste:

  • L'asilo nido: la retta media nazionale è di circa 293 € al mese, ma si va da 0 € a oltre 600 € a seconda del comune e dell'ISEE. Il bonus nido (fino a 3.600 € all'anno) può coprire più della metà della retta — e molti non lo chiedono.
  • L'età: il primo anno costa tra 7.400 e 17.600 €, ma la fascia 12-18 anni è la più cara, tra 45.000 e 74.000 € in sei anni.

Il calcolatore qui sopra è costruito al contrario rispetto ai titoli dei giornali: parti dalle tue spese e scopri il tuo numero. Se il risultato è più basso delle stime nazionali, non è un errore: è la tua situazione.

Soldi

Estinguere il mutuo o investire: la regola in una riga

Se il rendimento netto dell'investimento supera il tasso del mutuo, investire conviene. Se è inferiore, estinguere conviene. Tutto il resto — grafici, simulatori, opinioni — è un modo più o meno elaborato di dire questo.

La parte che quasi tutti sbagliano è la parola netto. Il 5% lordo di un ETF non è il 5%: sul guadagno si paga il 26% e resta il 3,7%. Contro un mutuo al 3,2% siamo lì, e con ETF al 4% lordo (2,96% netto) conviene già estinguere. Con BTP al 4% lordo, tassati al 12,5%, resta il 3,5% e il verdetto si ribalta. La tassa può cambiare la risposta più del rendimento.

Il secondo errore è confrontare importi diversi. Estinguere 30.000 € non fa sparire la rata: la rata continua a esistere, solo che va a te invece che alla banca. Un confronto onesto mette i due scenari sullo stesso flusso di cassa; altrimenti vince sempre l'investimento, ed è l'errore che fa quasi tutti i calcolatori online (compreso il primo che ho scritto per questo sito).

Poi ci sono le cose che il calcolo non vede e che contano quanto l'aritmetica:

  • Gli interessi del mutuo prima casa sono detraibili al 19% su un massimo di 4.000 € l'anno. Tenendo il mutuo, parte degli interessi torna indietro: il costo reale del debito scende di circa un quinto, e questo spinge verso l'investimento.
  • Il fondo emergenze non si investe. Se quei 30.000 € sono l'unica riserva che hai, il confronto non ha senso: servono liquidi, e usarli per chiudere il mutuo ti lascia scoperto.
  • La rata è una certezza, il rendimento no. Il 5% medio di un ETF contiene anni al −20%. Se un calo del 30% ti farebbe vendere nel momento peggiore, il rendimento che conta è quello che riesci a tenere, non quello storico.
  • L'emozione del debito è un costo reale. Dormire meglio non si monetizza, ma è un beneficio. Se il verdetto è un pareggio a poche centinaia di euro, chiudi il mutuo e passa oltre.

Un'ultima cosa pratica: verifica il costo dell'estinzione anticipata. Per i mutui a tasso variabile è gratuita dal 2007; per il tasso fisso può valere fino all'1-1,5% del capitale residuo, ma solo se il contratto prevede una penale — e i contratti recenti di solito non la prevedono.

Casa

IMU: perché la base imponibile non è il valore della tua casa

L'errore più comune è pensare che l'IMU si calcoli sul prezzo di mercato. Non è così: si parte dalla rendita catastale, che è un valore fiscale molto più basso e si trova nella visura catastale (gratis sul sito dell'Agenzia delle Entrate con SPID).

Il percorso è questo:

  • Rendita catastale × 1,05 — la rivalutazione del 5% è fissa per legge
  • × moltiplicatore di categoria — 160 per le abitazioni, 55 per i negozi, 65 per i capannoni, 80 per gli uffici, 135 per i terreni agricoli
  • × aliquota del Comune — base 0,86%, ma ogni Comune può andare da zero all'1,06% (1,14% dove c'era la TASI)
  • × quota e mesi di possesso ÷ 12

Due cose che fanno risparmiare o evitare sanzioni. La prima: l'abitazione principale non di lusso è esente, purché ci siano residenza anagrafica e dimora abituale. La seconda: la detrazione di 200 € riguarda solo le abitazioni di lusso (A/1, A/8, A/9) usate come abitazione principale — su una seconda casa non spetta, ed è un errore che molti calcolatori online commettono.

Infine le scadenze, che non cambiano mai: acconto entro il 16 giugno (metà dell'imposta con le aliquote dell'anno prima) e saldo entro il 16 dicembre (conguaglio con le aliquote nuove).

Auto

Bollo auto: le tre cose che tutti sbagliano

Prima: si paga sui kW, non sui cavalli. E non sui kW del motore "reale": quelli scritti alla voce P.2 del libretto, arrotondati. Un'auto da 150 CV non sono 150 kW ma circa 110, e la differenza sul bollo è di oltre il 30%.

Seconda: le tariffe sono regionali. Il valore nazionale per le Euro 4-6 è 2,58 €/kW fino a 100 kW e 3,87 €/kW oltre, ma le Regioni possono variare fino al ±10% — e alcune lo fanno. La Lombardia, per esempio, ha aumentato le tariffe dal 2026. Nessun calcolo "nazionale" è esatto al centesimo finché non verifichi sul portale della tua Regione.

Terza: il superbollo non è il bollo. Sopra i 185 kW (circa 252 CV) si aggiungono 20 € per ogni kW eccedente, ma l'importo si riduce con l'età dell'auto: al 60% dopo 5 anni, al 30% dopo 10, al 15% dopo 15, e si azzera dopo 20 anni. Si paga separatamente con F24, non insieme al bollo.

Le esenzioni che vale la pena conoscere: auto elettriche esenti 5 anni, poi si paga il 25% (in Lombardia e Piemonte l'esenzione è permanente); veicoli oltre 30 anni esenti in automatico; veicoli 20-29 anni con certificato ASI al 50%; persone con legge 104 entro limiti di cilindrata.

Assistenza anziani

Da dove esce il costo di 20.712 € l'anno per una badante convivente

Il numero non è una stima: è la somma delle voci che una famiglia paga davvero per una collaboratrice domestica convivente di livello CS, cioè non autosufficiente. Il prospetto aggiornato al 2026 è questo:

  • Retribuzione (12 mensilità): 14.326,08 €
  • Tredicesima: 1.393,64 €
  • TFR accantonato: 1.342,02 €
  • Contributi INPS: 3.481,92 €
  • Cassa Colf: 168,48 €

Totale: 20.712,14 € all'anno, cioè circa 1.726 € al mese. Per una persona autosufficiente (livello BS) si scende a 18.751 €, mentre per un'assistenza a una persona non autosufficiente con attestato (livello DS) si sale a 27.534 €.

Il punto che quasi nessuno considera: 24 ore su 24 reali costano più di 3.000 € al mese, perché la legge impone riposi giornalieri e settimanali: per coprire davvero tutte le ore servono due persone a turni. La «convivente» non è una soluzione H24: è una soluzione a copertura parziale.

Il calcolatore confronta questo costo con il monte ore: sotto una certa soglia (intorno alle 130 ore al mese, cioè 30 a settimana) le ore costano meno; sopra, la convivenza diventa conveniente anche solo guardando il portafoglio.

Affitti

Perché l'affitto breve rende meno di quanto sembra

Un appartamento affittato a 90 € a notte per 219 notti all'anno (il 60% di occupazione) genera 19.710 € di incassi lordi. Sembrano tanti. Poi si tolgono:

  • Commissioni delle piattaforme: tra il 15% e il 18% del lordo
  • Pulizie a ogni cambio ospite: 40-60 € per soggiorno, moltiplicati per 73 soggiorni
  • Consumi (luce, gas, acqua, internet): 4-6 € a notte
  • Spese fisse: IMU, TARI, assicurazione, manutenzione, arredi
  • Imposta: cedolare secca al 26%. Dal 2026 il 21% resta solo per un immobile e a condizione di non passare da intermediari o portali: se sei su Airbnb o Booking, paghi il 26%

Il risultato, nell'esempio, scende sotto i 7.000 € netti con l'aliquota al 26%: meno di quello che renderebbe lo stesso appartamento affittato a 900 € al mese con un contratto 4+4, senza nessun lavoro di gestione. Ed è per questo che il dato da guardare non è la tariffa a notte: è l'occupazione minima che ti serve per pareggiare.

Due cose da non dimenticare: dal 1° gennaio 2025 il CIN è obbligatorio per ogni unità immobiliare e va indicato in ogni annuncio (sanzioni da 500 a 8.000 €), e dal 20 maggio 2026 le piattaforme sono obbligate a verificare il codice e a rimuovere gli annunci irregolari.

Lavoro autonomo

I 5.000 € non sono «il limite per non aprire la partita IVA»

È l'equivoco più diffuso d'Italia. I 5.000 € sono la soglia oltre la quale scattano i contributi INPS Gestione Separata sulle prestazioni occasionali — e si pagano solo sulla parte eccedente, non sull'intero importo. Con 8.000 € di compensi occasionali, i contributi si calcolano su 3.000 €.

L'obbligo di partita IVA è un'altra cosa e non ha una soglia: dipende dalla natura dell'attività. Se è episodica, saltuaria e non organizzata, puoi restare senza partita IVA. Se diventa abituale, continuativa o viene promossa in modo strutturato, la partita IVA serve anche con incassi molto bassi. Non conta quanto guadagni: conta come lavori.

Se la scelta è tra i due regimi, il forfettario è quasi sempre conveniente sui primi scaglioni: applica un'imposta sostitutiva del 5% per i primi cinque anni (se rispetti i requisiti di nuova attività) e del 15% dopo, su un imponibile calcolato con un coefficiente di redditività (78% per le professioni, 67% per il commercio). Il limite è 85.000 € di ricavi.

Ricorda però che il forfettario non elimina l'INPS: contributi e imposta sono due cose separate, e il calcolatore le mostra sempre entrambe.